“Vurria sapè ched’è chesta parola, vurria sapè che vvo’ significà” dice Totò in una sua poesia. La felicità è “fatta di momenti di dimenticanza”, continua il Principe della risata. Già, la felicità, l’emozione che tutti cerchiamo come meta del nostro fare. La felicità è come un animale, più cerchi di afferrarla per la coda e più ti sfugge, più lasci che venga da te e più ti girerà intorno scodinzolando, insegna un maestro zen ai suoi allievi. Ma cosa influisce su questo sentimento, che cosa può aiutare ad avvicinarsi a questa emozione?
Ebbene, studi negli ultimi anni hanno cercato di capire e hanno a volte confermato e a volte sfatato convinzioni e credenze. Analizziamo alcuni dei fattori chiave che influenzano la nostra felicità, basandoci su ricerche recenti e sfatando alcuni miti popolari.
Prendi in mano il timone
della tua vita
Scopri il nostro seminario
residenziale
di 3 giornate puntosudiME
EMOZIONI · AUTOSTIMA · CARISIMA · LEADERSHIP
Denaro e Felicità: un rapporto complesso
Innanzitutto, il primo luogo comune è che i soldi non facciano la felicità. Ma sarà proprio così? Dice lo scrittore Jean d’Ormesson “contrariamente a quanto credono i poveri, i soldi non fanno la felicità dei ricchi, ma contrariamente a quanto credono i ricchi, farebbero quella dei poveri!”.
Recenti studi hanno gettato nuova luce su questa relazione complessa, vediamo le principali considerazioni:
- Effetto soglia: ricerche condotte da economisti come Daniel Kahneman e Angus Deaton hanno dimostrato l’esistenza di una “soglia di felicità” legata al reddito. Negli Stati Uniti, per esempio, questa soglia si aggira intorno ai $75.000 annui. Al di sotto di questa cifra, aumenti di reddito corrispondono a significativi incrementi di felicità. Al di sopra, l’effetto si attenua notevolmente.
- Qualità della vita vs. valutazione della vita: il denaro influenza più la valutazione complessiva che una persona fa della propria vita piuttosto che il benessere emotivo quotidiano. In altre parole, un reddito più alto può farti sentire più soddisfatto della tua vita in generale, ma non necessariamente più felice giorno per giorno.
- Spesa e felicità: non è solo quanto guadagni, ma come lo spendi. Studi di psicologia economica suggeriscono che spendere denaro per esperienze (viaggi, concerti) o per gli altri (regali, donazioni) tende a generare più felicità rispetto all’acquisto di beni materiali.
Insomma, i soldi aumentano la propria influenza sullo stato di felicità quanto più ci si avvicina allo stato di povertà; al contrario quanto più se ne allontanano tanto più perdono questa influenza. Ma non è una relazione lineare e semplice come si potrebbe pensare.
L’età e la felicità: una curva a U
Altro fattore nella coscienza collettiva che incide sulla felicità è l’età. Ciò vuol dire che più si invecchia e meno si è felici. Vero? Non proprio. Diversi studi hanno rivelato alcune caratteristiche:
- La curva a U della felicità: ricerche condotte in diversi Paesi mostrano che la felicità tende a seguire una curva a U nel corso della vita. Le persone tendono ad essere più felici nella giovinezza e nella tarda età, con un punto di minimo intorno ai 40-50 anni.
- Crisi di mezza età: ciò che spesso viene definito come “crisi di mezza età” potrebbe essere in realtà il punto più basso di questa curva. È un periodo in cui molte persone fanno bilanci della propria vita e possono sentirsi insoddisfatte.
- Felicità nella terza età: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, molti studi mostrano un aumento della felicità dopo i 50-60 anni. Questo potrebbe essere dovuto a una maggiore accettazione di sé, meno pressioni lavorative e familiari, e una diversa prospettiva sulla vita.
Il punto è che nella società in cui ci troviamo a vivere oggi, a differenza del passato, questo stato di contentezza è visto sottotono; in altre parole, pubblicità e simili propongono la felicità di tipo “giovanile” come meta e non la contentezza. Quindi? Quindi se non compriamo la moto a cinquant’anni, non facciamo il giro del mondo in barca a vela, non abbiamo tette e culi a prova di gravità… non possiamo essere felici. Ma la realtà è ben diversa, e la felicità assume connotati diversi nelle varie fasi della vita.
Salute e Felicità: percezione vs realtà
Tocchiamo ora la causa prima della felicità: la salute. Ebbene sì, il detto vuole che quando c’è la salute c’è tutto; l’importante è la salute; pensa alla salute. Ok, la salute è fondamentale per poter essere felici. Ma di quale salute parliamo?
Recenti studi in psicologia della salute hanno evidenziato che:
- Salute oggettiva vs. percepita: non sempre lo stato di salute effettivamente presente in un individuo corrisponde a ciò che lui percepisce. La percezione soggettiva della propria salute può avere un impatto maggiore sulla felicità rispetto alle condizioni oggettive.
- Resilienza e adattamento: molte persone con condizioni di salute croniche o disabilità riportano livelli di felicità paragonabili o superiori alla media. Questo fenomeno, noto come “paradosso della disabilità”, suggerisce che gli esseri umani hanno una notevole capacità di adattamento.
- Salute mentale: studi recenti sottolineano sempre più l’importanza della salute mentale per la felicità complessiva. Condizioni come la depressione e l’ansia hanno un impatto significativo sul benessere percepito, anche in assenza di problemi di salute fisica.
Fattore importante, dunque, accanto alla salute è la personalità dell’individuo: apertura, estroversione, stabilità emotiva influiscono sulla qualità della felicità provata.
Relazioni sociali e felicità
Ultimi tre fattori che incidono sulla felicità sono le amicizie e gli affetti, e più in generale una buona cerchia relazionale. Le ricerche più aggiornate in questo campo hanno rivelato che:
- Qualità vs. quantità: non è tanto il numero di relazioni sociali a contare, quanto la loro qualità. Avere anche solo pochi rapporti profondi e significativi può avere un impatto maggiore sulla felicità rispetto a una vasta rete di conoscenze superficiali.
- Supporto sociale: Le relazioni sociali fungono da cuscinetto contro lo stress e le avversità della vita. Le persone con un forte sistema di supporto sociale tendono a gestire meglio le difficoltà e a mantenere livelli più alti di benessere.
- Effetto contagio: studi come quello di Nicholas Christakis e James Fowler suggeriscono che la felicità è “contagiosa” all’interno delle reti sociali. Avere amici e familiari felici aumenta la probabilità di essere felici a propria volta.
L’importanza dell’attivismo e del coinvolgimento
L’attivismo, cioè l’essere coinvolto in attività che creano soddisfazione e interesse, di tipo lavorativo piuttosto che associativo, ludico o di volontariato, gioca un ruolo cruciale nella felicità. In particolare:
- Flusso e impegno: il concetto di “flusso”, introdotto dallo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi, descrive uno stato di completo assorbimento in un’attività. Le persone che sperimentano regolarmente il flusso, sia nel lavoro che negli hobby, tendono a riportare livelli più alti di felicità.
- Senso di scopo: essere coinvolti in attività significative, che contribuiscono a un senso di scopo nella vita, è fortemente correlato con la felicità e il benessere generale.
- Volontariato e altruismo: numerosi studi hanno dimostrato che dedicare del tempo al volontariato o ad attività altruistiche può aumentare significativamente i livelli di felicità e soddisfazione nella vita.
Vi ricordate la depressione provata da Fantozzi una volta pensionato? E se pensate che il massimo dell’aspirazione oggi per gran parte di noi è l’andare in pensione… beh ve la dice lunga su come siamo messi!!! La chiave sembra essere il mantenimento di un coinvolgimento attivo e significativo, indipendentemente dall’età o dalla fase della vita.
Matrimonio e felicità: sfatare il mito
Infine, il matrimonio. E qui va sfatato un altro mito. Cioè che il matrimonio renda infelici. I risultati delle ricerche ci dicono (sarà vero?!) che anche nei matrimoni meno affiatati comunque il livello di felicità dei componenti supera in media quello dei single. Abbassano questa media i matrimoni particolarmente infelici, fonte di stress e di tensioni costanti tra i coniugi.
Tuttavia, nuovi studi hanno aggiunto sfumature importanti a questa visione:
- Qualità del matrimonio: non è tanto lo stato matrimoniale in sé a influenzare la felicità, quanto la qualità della relazione. Matrimoni felici sono associati a maggior benessere, ma relazioni infelici possono avere un impatto negativo sulla salute mentale e fisica.
- Effetto a breve e lungo termine: molti studi mostrano un picco di felicità intorno al periodo del matrimonio, seguito da un graduale declino. Tuttavia, le coppie che riescono a mantenere una relazione positiva nel tempo tendono a mantenere livelli di felicità più alti rispetto ai single.
- Differenze culturali e di genere: l’impatto del matrimonio sulla felicità può variare significativamente tra culture diverse e tra uomini e donne. In alcune società, il matrimonio sembra avere un effetto più positivo sugli uomini che sulle donne.
- Evoluzione delle relazioni: con l’aumento delle convivenze e delle relazioni non tradizionali, gli studi più recenti stanno iniziando a considerare l’impatto di queste forme di unione sulla felicità, mostrando che ciò che conta è la qualità della relazione, non necessariamente il suo status legale.
La felicità è più vicina di quanto pensiamo?
Insomma, se avevano ragione Albano e Romina che la “felicità è un bicchiere di vino con un panino” allora è più vicina di quanto non si creda, semprechè non ci complichiamo la vita con le nostre stesse mani e come vino non si scelga un Sassicaia e nel panino ci accontentiamo di non metterci caviale ad ogni costo.
Ma la realtà è che la felicità è un concetto complesso e multiforme, influenzato da una miriade di fattori che interagiscono tra loro in modi spesso sorprendenti. Le ricerche più strutturate ci suggeriscono che:
- La felicità è soggettiva: ciò che rende felice una persona potrebbe non avere lo stesso effetto su un’altra. È importante conoscere se stessi e capire cosa veramente ci appaga.
- L’equilibrio è fondamentale: una vita bilanciata, che includa relazioni significative, attività coinvolgenti, una discreta sicurezza finanziaria e una buona salute (sia percepita che reale) sembra essere la chiave per una felicità duratura.
- La felicità richiede impegno: non è qualcosa che ci capita, ma qualcosa che coltiviamo attivamente attraverso le nostre scelte e i nostri comportamenti quotidiani.
- La prospettiva conta: la nostra percezione e interpretazione degli eventi della vita può avere un impatto enorme sulla nostra felicità. Coltivare una mentalità positiva e resiliente può fare la differenza.
- La felicità è un viaggio, non una destinazione: invece di cercare un’elusiva “felicità perfetta”, potremmo trovare più soddisfazione nell’apprezzare i momenti di gioia quotidiana e nel perseguire obiettivi significativi.
La ricerca sulla felicità ci offre spunti preziosi, ma non formule magiche. La felicità rimane un’esperienza profondamente personale e in continua evoluzione. Forse, come suggeriva Totò, è proprio in quei “momenti di dimenticanza”, quando smettiamo di cercarla ossessivamente e ci lasciamo semplicemente vivere, che la felicità si manifesta nella sua forma più autentica.
E tu, cosa ne pensi? Hai la tua ricetta per la felicità?
