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Perché gli uomini fanno i duri e le donne si sentono sole

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Ci siamo lasciati ieri parlando delle donne e del loro modo “viscerale” di vivere le emozioni. Per par condicio dedichiamo il post di oggi al cervello degli uomini che, come abbiamo visto ieri, funziona in modo diverso quanto all’attivazione di circuiti cerebrali e aree deputate alla elaborazione delle emozioni. Non sarebbe quindi solo una questione di educazione ricevuta durante l’infanzia, ma di vera e propria diversità biologica dei due sistemi.

Lei parla con lui perchè ha bisogno di condividere, di sfogarsi, di qualcuno che la ascolti. E infatti una amica farebbe proprio così, ascolterebbe, condividerebbe emotivamente. Ma lui no. Lui ascolta per un po’ e poi si attiva per trovare una soluzione, dice la sua, si prodiga in consigli. E lei? Si innervosisce perchè non vuole sentirsi dire cosa fare, vuole solo essere ascoltata. Lui, dopo il primo sentimento di frustrazione provato alla vista delle lacrime di lei o in procinto di scoppiarci, vive la seconda frustrazione, quella di essersi impegnato per dare una mano e di sentirsi per questo accusato e non riconosciuto. E così scatta la lite e il vero problema diventa il fatto di non riuscire a capirsi. Mai accaduto a voi?
Perchè succede? Perchè sono in azione due aree cerebrali differenti in lui e in lei di fronte al problema. Entriamo nelle loro teste e cerchiamo di capire cosa sta accadendo. Lei cosa sta cercando? Comprensione. Lui cosa stava cercando? Soluzioni. Certo allora che non si capiscono. Vanno in due direzioni diverse! Per dirla con la Brizendine, lui elabora le emozioni in modo prevalentemente cognitivo instaurando l’empatia cognitiva (hai un problema allora cerco di aiutarti a risolverlo), lei invece rispecchia lo stato d’animo, lo rivive attraverso l’empatia emotiva (hai un problema, caspita ti ascolto e ci sto male insieme a te). Non a caso quando un uomo ha bisogno di essere ascoltato si rivolge ad una donna, quando ha bisogno di trovare una via di uscita si rivolge ad un amico. Ma torniamo alla nostra coppia. Mentre lui cerca con una certa fierezza di dipanare la matassa, lei come vive questa situazione? Si sente sola, perchè non coglie espressione di partecipazione sul volto altrui. Lei vuole partecipazione, sintonia, vuole essere guardata, ascoltata e perché no, abbracciata. “Non devi rispondermi, devi solo stare qui con me e ascoltarmi” potremmo sentire uscire dalla mente femminile se avessimo lo stesso dono di Mel Gibson in Wat the women whant (film del 2000) dove lui riesce a “sentire” i pensieri delle donne (e dici poco!?). Lui invece vuole che il problema sia superato. Quindi spesso (non sempre, sento già la levata di scudi delle lettrici) l’atteggiamento di lui non è indice di menefreghismo, anzi, a modo suo si sta interessando. E quando sembra che se ne stia un po’ fregando, invece sa che è uno sfogo, che passerà e allora lascia correre… 🙂 Insomma, lui ha semplicemente un codice comportamentale diverso da lei. Per l’uomo rimanere inerme ad ascoltare sembra una perdita di tempo, un modo inutile di affrontare le cose e sicuramente poco virile. E qui entra in gioco la mascolinità, che vuol dire dominare le emozioni e dimostrare a se stessi e agli altri che sa il fatto suo, che ha la situazione sotto controllo.
Se facciamo qualche passo indietro negli anni, vedremmo che lei adolescente si sta allenando con le coetanee a condividere stati d’animo, lui adolescente si allena a basket e a calcio, si allena a condividere successi, risultati, sfide. Le prime si impratichiscono a captare le emozioni, i secondi a nasconderle sotto la dura scorza del macho o simili. Mettete un telefono in mano a due donne, vedrete che sono capaci di raccontarsi per ore esperienze, fatti e storie. Fatelo con due uomini e prenderanno in quattro e quattrotto l’appuntamento per vedersi e bere qualcosa insieme. Le uniche che riescono a tenere ore gli uomini al telefono…sono le donne (e finchè gli uomini sono innamorati, poi neanche più loro)!
Ma alla fine, poichè dietro a tutto ciò c’è lo zampino sapiente della natura affinato da millenni di pratica vorrà dire che così dev’essere e che la direzione non sia creare scintille nel tentativo reciproco di far diventare l’altro simile a noi, bensì generare dalla diversità quelle reazioni chimiche che danno origine a nuove forme di intesa.

Comunque stare a telefono un sacco di tempo fa male, questo la natura non lo aveva previsto!

Mario Alberto Catarozzo - Founder Partner & CEO MYPlace Communications

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    Mario Alberto Catarozzo

    Formatore, Business Coach professionista e Consulente, è specializzato nell’affiancare professionisti, manager e imprenditori nei progetti di sviluppo e riorganizzazione.
    È fondatore e CEO di MYPlace Communications, società dedicata al marketing e comunicazione nel business. Nella sua carriera professionale è stato dapprima professionista, poi manager e infine imprenditore. Per questa ragione conosce molto bene le dinamiche aziendali e del mondo del business. Si è formato presso le migliori scuole di coaching internazionali conseguendo le maggiori qualifiche del settore.
    Collabora con Enti, Istituzioni e Associazioni professionali e di categoria e lavora con aziende italiane e internazionali di ogni dimensione, dalle pmi alle multinazionali.
    È autore di numerosi volumi dedicati agli strumenti manageriali e di crescita personale e professionale. È direttore della collana Studi Professionali di Alpha Test Editore e autore de “Il Futuro delle professioni in Italia” edito da Teleconsul editore.
    Professional Certified Coach (PCC), presso la International Coach Federation (ICF).
    Per sapere di più sulle attività di formazione, coaching, consulenza e marketing visita i siti:

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