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Legal Design: cos’è e come può essere utile agli avvocati e agli altri professionisti

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Indice dei contenuti

Ed ecco un altro termine anglofono con cui dovremo fare i conti: il legal design. Molti si chiederanno di cosa stiamo parlando: forse di un nuovo stile legale, oppure, di immagine coordinata tra biglietti da visita, logo e carta intestata? Niente di tutto questo. Il legal design è la disciplina che si pone come obiettivo rendere gli atti giuridici e le relative procedure comprensibili e accessibili ai non addetti ai lavori. Si tratta, in sostanza, di mettere insieme le esigenze del tecnicismo giuridico da un lato e della comprensione sostanziale da parte dell’utente. In questo modo si vuole curare la relazione esistente tra avvocato e cliente, mettendo al centro quest’ultimo che, da buon destinatario degli atti giuridici, deve capire di cosa stiamo parlando, di come si sviluppa un procedimento e avere una relazione con il proprio consulente basata sulla fiducia e sulla comprensione.

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Ciò che il legal design si propone in concreto di fare è di sostituire le frasi criptiche e le formule tipicamente giuridiche comprensibili solo dagli addetti ai lavori con espressioni più semplici; di sostituire una parte di testo con immagini, tabelle, rappresentazioni grafiche che siano più intuitive e immediate al grande pubblico; di sostituire fiumi di parole con una forma, anche grafica dell’atto, più accessibile e immediata. Si tratta, in sostanza, di dare una veste formale e sostanziale nuova al diritto che esce dalla penna del legale sia dal punto di vista estetico, sia sostanziale.

Ricordando che il nostro cervello si compone di un emisfero sinistro, dedicato al linguaggio, alla parola e al ragionamento razionale e l’emisfero destro sede delle facoltà più creative e artistiche, possiamo dire che se il diritto fino ad oggi è stato terreno fertile solo per le abilità dell’emisfero sinistro (retorica, dialettica, ragionamento, deduzione), oggi si completa con le facoltà dell’emisfero destro: forme grafiche, rappresentazioni visive, distribuzione organizzata dei contenuti, diverse dimensioni del testo, font, colori, immagini.

CHI NE BENEFICIA

Tutto questo ha come scopo principale migliorare la relazione tra legali e clienti, siano essi aziende o privati. Pensate, infatti, come può migliorare la relazione se l’utente comprende al volo i contenuti: ciò lo farà sentire più seguito, lo rassicurerà e aumenterà la fiducia che lo lega al proprio consulente. Un esempio è nella gestione dell’Informativa Privacy, che invece di essere una spataffiata infinita di regole e norme spesso poco comprensibili e scritte in carattere micron, diventa un documento con all’interno una grafica accattivante che semplifica con immagini e con box le varie opzioni e destinazioni dei propri dati. Allo stesso modo, per passare ad un esempio aziendale, pensate a come cambia per una assicurazione avere un report da parte del legale che ha in gestione varie posizioni per il recupero crediti se il report, invece di essere solo testuale, è organizzato in forma grafica in modo da mostrare le percentuali, i numeri, le posizioni sotto forma di tabella, di grafico a torta, di diagramma di flusso. Pensate, per esempio, se per far capire le diverse fasi di un procedimento l’avvocato fornisce una sintetica infografica al cliente sotto forma di time line dove si scandiscono le tappe del procedimento e la tipologia di atti da produrre.

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DA NON CONFONDERE

Da quanto sopra capiamo come il legal design non vada confuso con il marketing legale e neppure con la grafica in quanto tale. Lo scopo è semplificare, rappresentare e non solo descrivere, rendere i contenuti intuitivi e veloci da comprendere per tutti, tecnici del diritto e meno tecnici. Non si tratta, quindi, di abbellire e tantomeno di aggiungere elementi grafici a quanto è già complesso, ma di sostituire testo con elementi grafici, semplificare, pulire e organizzare.

Le clausole contrattuali, gli atti giudiziari, fino alle email e ai parerei dovrebbero tutti essere oggetto della riforma del legal design per avvicinare al diritto i cittadini e le imprese: pensate alle autocertificazioni, ai moduli da compilare, agli adempimenti, alle norme di accompagnamento di diverse attività, tutto può essere semplificato, ammodernato, riorganizzato.

DIFFERENZE CULTURALI

Se poi prendiamo ad esempio gli utenti appartenenti a culture differenti, nel senso di stranieri in Italia, per esempio, ecco che le barriere linguistiche rendono ancora più difficile la comprensione e l’accesso al diritto per questi ultimi. Sostituire parole con immagini, oppure accompagnarle renderebbe i contenuti universalmente comprensibile al di là delle barriere linguistiche e culturali. Una immagine parla più di mille parole: pensate ai regolamenti condominiali, ai regolamenti comunali, oppure alle procedure per pagare una multa o per fare ricorso contro una sanzione; tutto questo sarebbe molto più efficace ed intuitivo se strutturato con immagini, box, tabelle, icone e poche parole semplici e dirette. Entrano qui in gioco le infografiche, cioè rappresentazioni sintetiche in forma grafica di contenuti testuali e numerici che rendano immediata la comprensione e diano una visione di insieme dell’argomento. Il giurista, avvocato, giurista d’impresa, legale di un ente e lo stesso legislatore diventano così mediatori culturali, la cui funzione è trasformare ciò che è complesso in qualcosa di semplice.

Chi conosce il diritto non deve “appropriarsene” come un’esclusiva, ma ha una missione: trasformare il giuridichese in un messaggio comprensibile ai più.

RIVOLUZIONE COPERNICANA

Tutto questo va contro i principi di manzoniana memoria, dove l’azzeccagarbugli viveva sul dominio di competenze, sull’ignoranza altrui e sull’oligopolio del sapere giuridico. L’avvocato e il giurista del futuro saranno invece davvero al servizio dell’utente e il loro compito con illegal design è mediare, semplificare, tradurre, organizzare per far comprendere quanto va fatto dandogli un layot grafico nuovo e (magari) anche gradevole.

Benvenuti nell’era del legal design.

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Mario Alberto Catarozzo - Founder Partner & CEO MYPlace Communications

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    Mario Alberto Catarozzo

    Formatore, Business Coach professionista e Consulente, è specializzato nell’affiancare professionisti, manager e imprenditori nei progetti di sviluppo e riorganizzazione.
    È fondatore e CEO di MYPlace Communications, società dedicata al marketing e comunicazione nel business. Nella sua carriera professionale è stato dapprima professionista, poi manager e infine imprenditore. Per questa ragione conosce molto bene le dinamiche aziendali e del mondo del business. Si è formato presso le migliori scuole di coaching internazionali conseguendo le maggiori qualifiche del settore.
    Collabora con Enti, Istituzioni e Associazioni professionali e di categoria e lavora con aziende italiane e internazionali di ogni dimensione, dalle pmi alle multinazionali.
    È autore di numerosi volumi dedicati agli strumenti manageriali e di crescita personale e professionale. È direttore della collana Studi Professionali di Alpha Test Editore e autore de “Il Futuro delle professioni in Italia” edito da Teleconsul editore.
    Professional Certified Coach (PCC), presso la International Coach Federation (ICF).
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