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La psicogeografia per migliorare l’interazione tra i collaboratori di Studio

Indice dei contenuti

La “psicogeografia” indica la relazione che si viene ad instaurare tra i componenti di un gruppo in relazione alla disposizione geografica degli stessi. Robert Dilts nel suo libro Il manuale del coach (Alessio Roberti editore, 2003) spiega come la disposizione geografica delle persone incida profondamente sulla loro interazione e, quindi, sull’efficacia comunicativa e sulla qualità dei rapporti.

I concetti della psicogeografia nello Studio professionale possiamo applicarli dalla disposizione delle persone negli uffici dello Studio alla disposizione del desk di segreteria, fino all’organizzazione su più piani degli uffici dello Studio.

Sono due i livelli su cui la psicogeografia ha influenza:

–       le relazioni e l’interazione tra le persone;

–       lo stato emotivo delle persone.

Nel primo caso ci riferiamo, per esempio, all’importanza di organizzare la logistica delle riunioni in modo che sia funzionale agli scopi che vogliamo raggiungere. Se vogliamo organizzare una riunione di tipo informativo, dove il dominus di Studio o il team leader deve fare comunicazioni ai collaboratori, allora la riunione nella sala col tavolo rettangolare va benissimo. Infatti, ciò che vogliamo comunicare è un senso di gerarchia e la disposizione intorno ad un tavolo rettangolare trasmette esattamente questo.

Non andrebbe bene invece tale disposizione se avessimo una soluzione da trovare ad una situazione problematica ed è necessario l’apporto di tutto il team. In questo caso abbiamo bisogno di forte interazione tra i partecipanti, vogliamo una riunione di brainstorming,  dove ciascuno possa dire la sua, mettere a disposizione la propria esperienza e condividere la propria opinione. Qui sarebbe meglio disporre di un’organizzazione circolare di partecipanti, quindi un tavolo rotondo sarebbe l’ideale. Perché? Perché in una disposizione circolare tutti i partecipanti si sentono sullo stesso piano, riescono a vedersi l’un l’altro e contemporaneamente possono concentrare la propria attenzione sul problema/situazione al centro (anche idealmente) del tavolo.

Nel momento in cui vogliamo organizzare un seminario di aggiornamento in Studio per i collaboratori, sceglieremo la disposizione rettangolare, a ferro di cavallo, oppure su file.

La scelta più funzionale dipende dal tipo di formazione: se frontale (io parlo tu ascolti), allora anche su file la disposizione delle sedie va benissimo; se partecipata (interagiamo), invece, meglio a ferro di cavallo o semicircolare.

Infine se vogliamo l’opinione dei partecipanti su un problema, ma senza che ciascuno venga influenzato dagli altri, la soluzione corale migliore è la disposizione in linea: i partecipanti sono uno affianco all’altro, mentre il problema/questione è di fronte, rappresentato da chi gestisce la riunione e si fa carico di ricostruire la problematica. In questo modo i partecipanti non hanno modo di vedersi l’un l’altro e quindi di interagire e influenzarsi (non più di tanto, quantomeno) e sono focalizzati sul problema.

Infine, l’aspetto emotivo. Noi tendiamo ad ancorare i nostri stati emotivi a situazioni, persone, oggetti, ricordi, parole. Esistono ancore spaziali (luoghi, oggetti), cinestesiche (odori, suoni, sensazioni, tatto), visive. L’ancora funziona come uno stimolo che una volta attivato richiama la sensazione (e quindi lo stato emotivo) ad esso associato. Non abbiamo tempo ora di spiegare come si creano le ancore e come si tolgono (c.d. collasso di ancore), ci riserviamo di farlo in un altro post.

Per tornare alle ancora spaziali, i luoghi lo sono. Lo sono quindi gli uffici di ciascuno di voi, la scrivania, gli oggetti posti sopra, dalle fotografie al porta matite.

Quindi quando entriamo in sala riunione a cui avremo associato una emozione, automaticamente questa verrà richiamata. Così anche la disposizione delle sedie per la riunione, il fatto che il relatore sia tra di noi o di fronte e così via. Noterete dopo poco che addirittura le persone tendono a sedersi sempre allo stesso posto, anche se nessuno lo ha chiesto, e lo fanno inconsapevolmente, perché associano a quel posto la loro partecipazione (anche emotiva) alla riunione.

A presto allora!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

Mario Alberto Catarozzo - Founder Partner & CEO MYPlace Communications

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    Mario Alberto Catarozzo

    Formatore, Business Coach professionista e Consulente, è specializzato nell’affiancare professionisti, manager e imprenditori nei progetti di sviluppo e riorganizzazione.
    È fondatore e CEO di MYPlace Communications, società dedicata al marketing e comunicazione nel business. Nella sua carriera professionale è stato dapprima professionista, poi manager e infine imprenditore. Per questa ragione conosce molto bene le dinamiche aziendali e del mondo del business. Si è formato presso le migliori scuole di coaching internazionali conseguendo le maggiori qualifiche del settore.
    Collabora con Enti, Istituzioni e Associazioni professionali e di categoria e lavora con aziende italiane e internazionali di ogni dimensione, dalle pmi alle multinazionali.
    È autore di numerosi volumi dedicati agli strumenti manageriali e di crescita personale e professionale. È direttore della collana Studi Professionali di Alpha Test Editore e autore de “Il Futuro delle professioni in Italia” edito da Teleconsul editore.
    Professional Certified Coach (PCC), presso la International Coach Federation (ICF).
    Per sapere di più sulle attività di formazione, coaching, consulenza e marketing visita i siti:

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    Per info e contatti: coach@mariocatarozzo.it.

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