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La Cassazione sperimenta l’intelligenza artificiale sui ricorsi

Indice dei contenuti

Tra luglio e agosto 2026 la Suprema Corte di Cassazione ha sperimentato l’intelligenza artificiale nella sezione tributaria per la fase di spoglio dei ricorsi. Ad essa, dunque, è stata attribuita l’attività più ripetitiva che precede il giudizio.

Vediamo che cosa ci comunica questa scelta fatta dal supremo organo di giudizio.

Come sappiamo, la sezione tributaria della Corte di Cassazione si occupa delle controversie civili in materia fiscale. L’iniziativa di introdurre l’intelligenza artificiale nella fase preparatoria del giudizio è stata avviata su impulso della Presidente della sezione, Dottoressa Angela Maria Perrino. L’addestramento dello strumento di AI è stato curato dal consigliere Dottor Gianluca Grasso. Per quanto riguarda lo strumento di intelligenza artificiale, la scelta è caduta su Copilot di Microsoft utilizzato all’interno di un ambiente protetto, quindi un account istituzionale del Ministero della Giustizia. Ciò ha permesso una tutela della privacy e il rispetto della compliance in quanto i dati restano sul territorio italiano e non vengono mai usati per addestrare alcun modello.

Dopo questi due mesi, quali sono stati i risultati ottenuti?

In una riunione tenutasi a metà settembre con i presidenti della Corte di Cassazione, i risultati sono stati giudicati incoraggianti, tanto che l’intenzione dichiarata è di proseguire e di estendere la sperimentazione ad altre sezioni della Corte.

Come è stata impiegata l’AI?

Come anticipato, l’intelligenza artificiale è stata relegata esclusivamente alla fase di cosiddetto spoglio dei ricorsi, cioè la fase preliminare di esame degli atti per la verifica dei requisiti formali, per la ricostruzione della materia del contendere, la verifica del percorso processuale dei motivi di impugnazione e le difese della controparte. Questa fase è essenziale per capire quale strada debba seguire poi il ricorso e davanti a quale collegio debba svolgersi il giudizio. Questa attività finora veniva svolta dagli addetti dell’ufficio per il processo e rappresentava un’attività lunga, laboriosa e spesso ripetitiva.

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Qual è stato il risultato ottenuto?

L’output prodotto da Copilot è una scheda che riassume i punti fondamentali del fascicolo, presenta una struttura uniforme e che passa sotto una doppia verifica prima di entrare nel sistema. La doppia verifica si compone da una prima fatta da un operatore essere umano e poi da un magistrato. Va precisato che il sistema non è stato collegato alle banche dati della Corte di Cassazione, quindi non cerca precedenti e non svolge alcuna valutazione giuridica autonoma. Il compito vero dell’intelligenza artificiale in questa fase è di mettere ordine al materiale, lasciando il giudizio interamente in capo al magistrato.

In un precedente nostro articolo abbiamo trattato già la decisione assunta il 22 luglio 2026 dal Consiglio Superiore della Magistratura, che aveva aperto alla sperimentazione dell’uso di Copilot per attività che coinvolgono gli atti giudiziari limitatamente alla fase analitica e ricostruttiva del processo. Ciò che dunque la Cassazione ha fatto in questa fase è di tradurre quella cornice in un contesto concreto e lo ha fatto partendo da uno dei punti più delicati del sistema giudiziario.

Contenuto e video realizzati con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, sotto il controllo e supervisione di Mario Alberto Catarozzo

Cosa ricaviamo da questa sperimentazione?

A questo punto è legittimo chiedersi che cosa ricaviamo da questa esperienza in ambito giudiziario, addirittura dalla Corte di Cassazione. Sappiamo che quando si affronta il tema dell’intelligenza artificiale negli studi professionali e in una professione dedicata come quella forense, una delle obiezioni più frequenti ricade sulla delicatezza del lavoro, la riservatezza dei contenuti e la necessità di mantenere saldamente in capo al professionista, alla sua esperienza e al suo giudizio personale, tutta la fase strategica e decisionale. Nel momento in cui la stessa magistratura comincia a testare l’uso dell’intelligenza artificiale all’interno dei procedimenti, anche se gradualmente e in fasi esclusivamente preparatorie, ecco che quei timori che molto spesso sono stati avanzati cominciano a sgretolarsi.

Il messaggio che ricaviamo non è tanto l’idea “ah beh, se usa la Corte di Cassazione dell’intelligenza artificiale allora sono legittimato ad usarla anch’io in studio”, ma è il come è stata usata. La Corte di Cassazione, così come il CSM, ha relegato l’intelligenza artificiale ad un’attività di mero supporto, organizzazione, predisposizione, mai a un’attività di tipo decisionale. Insomma, ha messo in pratica il principio per cui l’intelligenza artificiale deve essere al servizio delle persone e rappresentare uno strumento che completa, velocizza, amplifica, mai sostituisce.

Cosa ci portiamo a casa

Vediamo dunque in concreto che cosa ci portiamo a casa da questa esperienza. Innanzitutto, la necessità di un perimetro circoscritto.

  1. La Corte di Cassazione non ha introdotto l’intelligenza artificiale ovunque, ma in una sola sezione inizialmente e in una sola fase del lavoro.
  2. La necessità di avere una persona che se ne occupa. Qui c’è stato un magistrato che ha addestrato e seguito lo sviluppo dello strumento. Infatti, senza un responsabile qualsiasi progetto legato all’intelligenza artificiale resta affidato alla buona volontà di chi si impegna e quindi non è un vero progetto e probabilmente non giungerà a termine.
  3. Un output standard. La scheda finale ha una struttura uniforme. Questo vuol dire aver deciso prima cosa deve sapere l’intelligenza artificiale di ogni fascicolo e in che ordine.
  4. La supervisione umana su due livelli è essenziale. Prima abbiamo l’intervento di un operatore essere umano e poi di un magistrato essere umano che verificano l’output prodotto dall’intelligenza artificiale prima che venga inserito nel procedimento e poi utilizzato.
  5. Infine, regole chiare sui dati. C’è un account istituzionale, i dati restano in Italia, non c’è alcun utilizzo dei contenuti per l’addestramento dei modelli.

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Ecco queste sono le regole base che bisogna conoscere e fissare prima della scelta e poi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La magistratura e, in questo caso la Corte di Cassazione, hanno mostrato anche ad altre categorie professionali, forse senza volerlo, come dovrebbe essere un percorso di adozione dell’intelligenza artificiale fatto in modo ordinato, passo per passo, con delle regole, con un perimetro limitato, in modo tale che la tecnologia non possa produrre danni, non sia lasciata alla buona volontà di qualcuno che la controlla, e possa metodicamente essere inserita all’interno di flussi di lavoro dove svolge quelle attività più ripetitive e anche più adatte al suo compito di supporto, lasciando alle persone strategia, responsabilità e capacità decisionale.

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FAQ

Cassazione e intelligenza artificiale: domande frequenti

Cosa ha sperimentato la Cassazione con l’intelligenza artificiale?

Tra luglio e agosto 2026 la sezione tributaria della Corte di Cassazione ha utilizzato l’AI nella fase di spoglio dei ricorsi, cioè l’esame preliminare degli atti che precede il giudizio.

Quale strumento è stato usato e come sono tutelati i dati?

È stato usato Copilot di Microsoft in un ambiente protetto, tramite account istituzionale del Ministero della Giustizia. I dati restano sul territorio italiano e non vengono usati per addestrare alcun modello.

L’intelligenza artificiale decide sui ricorsi?

No. Produce una scheda a struttura uniforme che riassume il fascicolo, verificata prima da un operatore e poi da un magistrato. Non è collegata alle banche dati della Corte, non cerca precedenti e non svolge valutazioni giuridiche.

Quali risultati ha dato la sperimentazione?

Nella riunione di metà settembre con i presidenti della Corte i risultati sono stati giudicati incoraggianti: l’intenzione è proseguire ed estendere la sperimentazione ad altre sezioni.

Cosa possono imparare gli studi professionali?

Cinque regole: perimetro circoscritto, un responsabile del progetto, output standard, supervisione umana su due livelli e regole chiare sui dati.

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Leggi anche: Negli studi legali l’AI passa da “praticante digitale” a infrastruttura professionale

Mario Alberto Catarozzo - Founder Partner & CEO MYPlace Communications

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    Mario Alberto Catarozzo

    Formatore, Business Coach professionista e Consulente, è specializzato nell’affiancare professionisti, manager e imprenditori nei progetti di sviluppo e riorganizzazione.

    È fondatore e CEO di MYPlace Communications, società dedicata al marketing e comunicazione nel business. Nella sua carriera professionale è stato dapprima professionista, poi manager e infine imprenditore. Per questa ragione conosce molto bene le dinamiche aziendali e del mondo del business. Si è formato presso le migliori scuole di coaching internazionali conseguendo le maggiori qualifiche del settore.

    Collabora con Enti, Istituzioni e Associazioni professionali e di categoria e lavora con aziende italiane e internazionali di ogni dimensione, dalle pmi alle multinazionali.
    È autore di numerosi volumi dedicati agli strumenti manageriali e di crescita personale e professionale. È direttore della collana Studi Professionali di Alpha Test Editore e autore de “L’evoluzione delle professioni verso il 2030” edito da TeleConsul Editore.
    È Docente di Intelligenza Artificiale e collabora con Università – docente universitario a contratto in “Management della Trasformazione Digitale” presso la UNICUSANO e in “Human Resource Management” presso UniEticPmi dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi. Collabora con Enti, Quotidiani, Editori sui temi dell’intelligenza artificiale e tematiche manageriali per gli studi professionali e le imprese. È stato Professional Certified Coach (PCC), è oggi associato alla ICF Global International (ICF).

    Per sapere di più sulle attività di formazione, coaching, consulenza e marketing visita i siti: www.myp.srl – www.mariocatarozzo.it – www.puntosudime.it. Per info e contatti: m.catarozzo@myp.srl.