Il cellulare: il miglior amico dell’avvocato e del commercialista. Ma sarà così?

Facebook
Twitter
LinkedIn
Email
Print

Indice dei contenuti

Palestra, spogliatoio ore 20. La giornata ha prodotto i suoi frutti e volge al termine, almeno la sua parte lavorativa. È arrivato il momento per dicarsi al relax e scaricare un po’ di tensione accumulata. Fuori le scarpe da corsa, maglietta e calzoncini. Eccoci una decina di reduci dalla giornata in ufficio, ciascuno davanti al proprio armadietto come a militare, prepararsi alla fase B: un po’ di salutare movimento.

Ma succede qualcosa. La giornata, forse, non è ancora finita. Un trillo, con un non so che di melodico, riempie lo spogliatoio. Tutti sull’attenti, all’istante si bloccano. Alzano la testa, puntano il naso verso l’armadietto, come cani da caccia. Sì, è proprio lui: un cellulare che squilla.

Fermi tutti, sarà il mio? Le mani viaggiano, all’unisono come nella miglior prova di nuoto sincronizzato, verso tasche di giacche e pantaloni appesi. Recuperato il padrone del nuovo millennio – quello che ci avrebbe dovuto migliorare le vite, sua maestà il cellulare – con un mix di ansia e di speranza che non sia proprio il mio, che nel caso non sia nulla di importante e che non sia di lavoro soprattutto, si guarda il display. Con l’attenzione del giocatore di poker che scopre ad una ad una le carte, si scorrono le chiamate perse.

Tutti posano con un soffio di sollievo il cellulare: falso allarme, tranne uno, era il suo… Lo sguardo fisso sul display, sopracciglia aggrottate e quel senso che ti stanno portando via la prossima mezzora, proprio ora. Ancora due minuti e non l’avrei sentito, là mentre correvo sul tapis roulant. È un cliente, l’ufficio, un numero sconosciuto. No! Il numero sconosciuto no! All’ansia di qualcuno conosciuto ora si aggiunge il dubbio di qualcuno sconosciuto. E se è importante? Che fare? Che farebbe il “buon padre di famiglia”? Richiamerebbe, e così sia. Con una scarpa nella mano sinistra e il cellulare nell’altra si clicca sul numero rosso. Chissà chi è – ci ripetiamo in testa – forse è importante, forse no. Due squilli e….ma vaffanculo! era il classico telemarketing che ci voleva piazzare l’ennesimo abbonamento. Intanto un’altra botta allo stress che non ne aveva certo bisogno.

Il cellulare, gioia e disperazione di milioni di utenti, professionisti in testa. Bip, trill, pop, melodie. Sono tutti ancoraggi per noi. Ad ogni suono un tipo di messaggio: sms, mail, agenda, WhatsApp, chiamate. Una vita scandita da impulsi a cui rispondiamo senza più neppure pensare tutto il giorno. No, peggio. Anche la notte oramai è sua. Il cellulare non si stacca mai, il senso di abbandono sarebbe troppo forte. E allora è lì, sul comodino che riposa accanto a noi, chissà mai che qualcuno mi cerchi. E poi ci lamentiamo dei figli che stanno attaccati a fissare lo schermo. La buon vecchia relazione face to face è oramai face to screen. Passiamo più tempo a guardare schermi che persone.

Dalla “corrispondenza di amorosi sensi” di leopardiana memoria, alla corrispondenza di digitali sensi, direbbe oggi il Poeta se fosse tra noi.

Insomma, un tempo si poteva essere “schiavi” di una sola persona, la moglie, l’amante, il cliente, il capo… Oggi lo si è di chiunque abbia il nostro numero di telefono.

E lo stress? Beh se pensiamo che il meccanismo di cui ci ha dotato la natura per reagire alle situazioni di pericolo, reale o potenziale, sono le stesse dei nostri progenitori con la clava e che le situazioni di allarme rispetto al lupo che si avvicina a noi o all’orso sono molte molte di più nell’arco di una stessa giornata, capite bene perché lo stress alberga in noi impianta stabile oramai.

C’è una soluzione a tutto ciò? Beh ce ne sono tante, e molte facili facili, basta volerlo.

Come prima cosa, dunque, spegniamolo di tanto in tanto. Riassaporiamo quel senso di solitudine fantastica tutta per noi. Avvocato, commercialista, notaio, medico o chi altro siamo, una volta spento quell’aggeggio, il tempo è di nuovo tutto nostro, nostro come persone, il professionista è per un po’ in stand by.

 

Risorse correlate

Mario Alberto Catarozzo

Mario Alberto Catarozzo è Formatore, Business Coach professionista e Consulente specializzato nel mercato dei liberi professionisti e degli studi professionali dell’area giuridica-economica (avvocati, notai, consulenti del lavoro, commercialisti), dei manager e degli imprenditori. Founder PartnerCEO di MYPlace Communications, società dedicata alla consulenza, formazione e marketing per il mondo del business, lavora da oltre 25 anni nel mondo delle professioni ed è Coach certificato ICF (Internationale Coach Federation), con specializzazione in PNL (Practitioner e Master Practitioner), Problem Solving e Negoziazione. Speaker in diversi programmi radio e podcast, è direttore di collana e autore di manuali e saggi. Collabora con Università, Ordini professionali e Associazioni di categoria sulla formazione manageriale e imprenditoriale per professionisti (soft skills) e aziende.
Formatore, Business Coach professionista e Consulente, sono specializzato nel mercato dei liberi professionisti e studi professionali dell’area giuridica-economica: avvocati, notai, consulenti del lavoro, commercialisti, manager e imprenditori. Sono CEO di MYPlace Communications, società dedicata al marketing e comunicazione per il mondo business e da oltre 20 anni mi occupo di comunicazione ed editoria (sono stato manager in Maggioli Editore e Il Sole 24 Ore). Ho conseguito la qualifica di Licensed NLP Coach™ rilasciata dalla Society of NLP di Richard Bandler (USA) e ho due specializzazioni: Team Coach Professionista e Life Coach Professionista. Ho due livelli di specializzazione in PNL, Practitioner e Master Practitioner. Presso la STC Nardone Group mi sono formato in Problem Solving e Coaching Strategico®. Speaker al TEDxModena e al Philip Kotler Marketing Forum, collaboro con diverse Università, Ordini professionali e Associazioni di categoria sulle tematiche soft skills e strumenti di managerialità. Sono direttore della collana Studi Professionali di Alpha Test Editore, dedicata alle soft skills e strumenti di managerialità per professionisti e studi professionali, e autore di diverse pubblicazioni in tema di soft skills e crescita personale e professionale. Sono Associate Certified Coach (ACC), presso la International Coach Federation (ICF) e Coach Professionista Associato AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti).

Luciana Lauber

Luciana Lauber è Formatore, Business Coach professionista e Consulente specializzata nel mercato degli studi professionali: per 20 anni General Manager di Studi Legali Internazionali, specializzata di start-up, in Italia e all’estero, e di percorsi di carriera all’interno degli studi professionali. 
Da Gennaio 2020 PartnerGeneral Manager di MYPlace Communications, società dedicata alla consulenza, formazione e marketing per il mondo business.
Professional Coach e Team Coach ICF (International Coach Federation) nonché Practitioner in PNL, con specializzazione in Consulenza Organizzazione e Marketing.

Formatore, Business Coach professionista e Consulente, sono specializzata nel mercato degli studi professionali: per anni sono stata General Manager di Studi Legali Internazionali. Mi sono occupata di start-up, in Italia e all’estero, e di percorsi di carriera all’interno degli studi professionali. Sono specializzata in Organizzazione e Marketing. 
Da Gennaio 2020 sono Responsabile del Business Development per il coordinamento delle attività strategiche di MYPlace Communications, società dedicata al marketing e comunicazione per il mondo business.
Ho conseguito la qualifica di Professional Coach e Team Coach riconosciuta da ICF (International Coach Federation) e ho conseguito inoltre il Practitioner in PNL (Unicomunicazione Srl NLP Italy School).